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venerdì, 19 agosto 2005

Notte d'Amore





Il sapore di un bacio


violento sulle labbra




nell'alba di una notte


senza luna


nè stelle


senza fiammiferi


nè sigarette


o un pò di vino


per la sete





disteso su questo letto


porta i segni di troppi amori


con questo chiarore


che non dà ebbrezza





non c'è più quel viso


che ho visto


l'ultima vita della candela


c'è solo un'infinita voglia





di dormire.






Postato da: phyltro a 15:33 | link | commenti (1) |
notte damore

mercoledì, 03 agosto 2005

L'universo opera secondo un principio basilare dell'economia: ogni cosa ha un costo.
Paghiamo per creare il nostro futuro, paghiamo per gli errori del passato.
Paghiamo per ogni cambiamento da noi fatto.
E se non facciamo cambiamenti, paghiamo altrettanto salato.

Sapere ciò che andrebbe fatto non basta.

L'universo è una nostra proiezione. Solo gli immaturi pensano che il cosmo sia davvero ciò che loro immaginano che sia.

Non sei nessuno. almeno finchè non superi il test di turing.

Postato da: phyltro a 09:49 | link | commenti (1) |
aforismi sparsi

lunedì, 06 giugno 2005

se guardi abbastanza a lungo nell'abisso
l'abisso si girerà a guardare te.
Questo lo diceva Nietche:
io l'ho fatto. è un viaggio lungo, interiore, oscuro qunado i riferimenti sono cose che non si vogliono vedere. l'abisso è la casa dei demoni. io credi che tutti abbiano i loro demoni ma non tutti sappiano di averli. i miei mi sono familiari ormai, forse per questo i miei computer hanno nomi di demoni o di dei oscuri (non ho mai trovato una reale differenza tra le due cose). penso che i demoni ci calchino come fanno i LOA del woodoo o voudon. io ho scoperto che se serve posso cavalcare loro. per avere più forza nei momenti di necessità. ognuno ha le sue caratteristiche e ognuno nasce da una paura. per poter cavalcare il demone devi conoscere quella paura.non hanno nome , almeno x me ma hanno un domicilio negli anfratti dell'abisso. da lì escono urlanti per cavalcare o essere cavalcati. per trascinarci dove , forse, non oseremmo andare.

Postato da: phyltro a 12:25 | link | commenti (2) |
demoni

giovedì, 02 giugno 2005

si guardò intorno. finalmente era tutto pulito, aveva finito. guardò l'orologio e si accore che era presto. c'era ancora il tempo di fare un'altra cosa. andò in cucina, quella stanza che tanto amava. l'avevano fatta su misura. macchina del gas e lavello in una struttura in muratura che prendeva tutta una parete. la parte bassa ricoperta di mattonelle color crema. e sopra il ripiano mattonelle color sangue di bue interrotte a metà da una striscia bianca decorata a indaco a motivi cinesi. la parete di fronte era un'unica credenza a muro. gli sportelli in legno di ciliegio erano stati recuperati da vecchi armadi acquistati durante vagabondaggi domenicali nelle campagne. erano semplici. quelli che un antiquario, anche modesto, difficilmente comprerebbe. ma loro armati di pazienza e fantasia li avevano sistemati e laccati nello stesso rosso sangue dipingendo su ogni sportello un ideogramma cinese.uno per ognuno dei 4 elementi aria, acqua, fuoco e terra. il pavimento in gres grigio come il granito. all'improvviso si scosse da quello stato di contemplazione. con calma prese la moka, quella da uno, e la preparò con attenzione e la mise sul fuoco regolandolo molto basso. poi prese dal frigorifero un panetto di burro dalla credenza un pentolino e mise il burro a sciogliere a fuoco lentissimo. svuotò e accese il forno. 180 gradi. "le torte vanno nel forno già caldo" ripeteva la nonna da una finestra della memoria. prese le fruste elettriche e una ciotola di coccio molto larga e abbastanza alta. pesò accuratamente 350 grammi di zucchero e li versò nella ciotola. rammentando che la ricetta della nonna partiva da 200 grammi di burro e aveva dovuto ricalcolare le altre dosi. ma dopo tanto tempo gli veniva automatico. pesò 450 grammi di farina e li mise accanto alla ciotola in un piatto di carta. riempì un bicchiere di latte e prese una bustina di lievito per dolci. le uova erano grandi, ne mise solo 3, facendo attenzione a separare la chiara dal tuorlo che avrebbe aggiunto dopo. montò le chiare con lo zucchero e quando raggiunse un insieme bianco e uniforme aggiunse i tuorli , che davano al tutto un bellissimo colore dorato. si girò con calma e spense i fornelli; il burro era pronto e il caffè iniziava a borbottare vaporoso dalla moka. in una tazzina si versò due mestolate di uovo e zuccchero prima di aggiungere il caffè. il piccolo-grande piacere di fare il ciambellone. dalla credenza scelse uno stampo da dolci in alluminio molto alto e dai bordi pieghettati che prendevano meglio il calore. lo appoggiò sul ripiano. sarebbe servito dopo. iniziò ad aggiungere farina all'impasto , a cucchiaiate. continuando a mescolare con le fruste elettriche ascoltando il ronzio che facevano. quando diventava più affannato aggiungeva un poco di latte dal bicchiere prima di continuare con la farina. finita la farina sciolse il lievito nel poco latte rimasto nel bicchiere e aggiunse il tutto all'impasto. posò le fruste e si lavò le mani. unse la parte interna dello stampo con olio d'oliva e lo cosparse di pane grattato. scuotendolo poi con dolcezza affinchè il pangrattato formasse uno strato uniforme. se lo faceva bene il suo ciambellone non si sarebbe attacato. versò una metà abbondante dell'impasto nello stampo e lo lasciò a depositarsi. prese un barattolo dalla credenza e aggiunse all'impasto rimasto una buona dose di cacao in polvere e inizio di nuovo a lavorarlo con le fruste. vide che era troppo asciutto aggiunse ancora un goccio di latte. poi versò il tutto nello stampo pulendo con con un cucchiaio la ciotola. mise lo stampo nel forno e regolò il timer su 35 minuti, ce ne volevano di più per cuocerlo ma meglio controllare la cottura. lavò gli oggetti che aveva usato, aprì la finestra e si accese una sigaretta. lasciò vagare i pensieri. lo strano posto del ciambellone nel loro rapporto. il dividerlo insieme a colazione o in una merenda pomeridiana. ma anche a quei momenti buffi quando uno dei due faceva sparire l'ultimo pezzo. per consumarlo a letto , sempre insieme, mescolandosi le briciole insieme al corpo e all'anima. un lieve sorriso gli incurvò le labbra. interrotto dallo scampanellio del timer. un'ispezione veloce rivelò che si era gonfiato come doveva e ormai era più alto dello stampo. l'odore iniziava ad aleggiare nella cucina. ancora cinque minuti. pensò. forse sette. poi un rumore improvviso di chiavi nella toppa. e dall'altra stanza la voce tanto amata. "tesoro! sono tornata! appena in tempo. c'era la ciotola da ripulire. con le dita. insieme.

Postato da: phyltro a 13:57 | link | commenti (2) |
racconto-ricetta

giovedì, 19 maggio 2005

la libertà non è star sopra un albero

 

e neanche il volo di un moscone

 

la libertà non è uno spazio libero

 

libertà è partecipazione 

 

G. Gaber

 

 

 

 

 

già partecipare

 

messa così è facile da capire

 

ma il non partecipare?

 

quando ti togli di mezzo, non importa il motivo, sei meno libero?

 

sei meno vero? forse si

 

partecipare è un gioco  sospeso tra il dare l'avere e l'esserci.

 

e se non ci sei finisce.

 

poco importa che il tuo grido silenzioso echeggi per il mondo.

 

è silenzioso e a volte neanche tu lo senti.

 

perso nella routine o nella disperazione.

 

partecipare è una scelta come la libertà e ha un prezzo come tutte le cose importanti.

 

il prezzo si paga quando rimanere è difficile e affrontare quel ke non ti piace è sgradevole.

 

quando non si è d'accordo e devi esercitare il tuo diritto al dissenso.

 

e poi difendere il dissenso.

 

in un gruppo non sempre ci si trova d'accordo.

 

il difficile è quando il dissenso ci tocca sul personale e non sul sociale.

 

anche se nessuno lo fa apposta.

 

il difficile è guardarsi dentro e continuare a partecipare.

 

se vuoi che tu e il gruppo rimaniate migliori.

Postato da: phyltro a 16:32 | link | commenti |

domenica, 03 aprile 2005

 non bastava il papa. oggi ne ho perso un'altro. un fratello che non conoscevo. avrei dovuto conoscerlo martedi. poi per un contrattempo si è rimandato. ora non lo conoscerò più. stava raggiungendo gli amici per fare colazione insieme. tranquillo sulla sua moto. era quasi arrivato. ma un'auto che non ha rispettato un stop lo ha fermato. per sempre.
quelli che girano su due ruote sono tutti fratelli. anche quelli che non lo sanno. ciò che li lega è il fatto di essere dei sopravvissuti. sopravvissuti ai pericoli della strada. non importa se ci vai in bicicletta o su un siluro che sfiora i trecento all'ora. in questo siamo tutti uguali. il pericolo là fuori non solo è reale ma democratico. ma è cosa da pensare solo dopo che sei tornato a casa.
pensavo a degli oggetti. un casco, un gilet di pelle e un paio di guanti che possiedo ancora. portano il segno dell'asfalto. in giorni così ti chiedi quale dio abbia fermato quella scivolata. quando alzando la testa ho visto il travertino del marciapiede a pochi centimetri dalla visiera. ti chiedi perchè, ma un perchè non c'è e allora provo pudore perchè io sono qui. perchè a me è andata bene. e non mi è passata la voglia. neanche oggi. anche se ho giurato alla shade che in moto mai più.
e di una persona che non conoscevo ma mi era fratello mi rimangono addosso le parole che avevo messo da parte per lui e che voglio lasciare qui.

ciao diego.

Postato da: phyltro a 12:39 | link | commenti |

buon viaggio karol.................

oggi il mondo è un pò diminuito.la tristezza pervade anche me che non sono religioso. pensavo fosse così perchè sono romano e come tutti i romani sentiamo il papa un pò più nostro perchè è il vescovo di Roma e perchè una volta era il nostro re. eppure ho pianto per un papa che non c'è più. me lo sentivo in quei minuti tra la morte e l'annuncio ufficiale. qui incollato alla tastiera con un paio di pagine puntate su siti di informazione premendo continuamente il tasto di aggiornamento perchè quello che leggevo non combaciava con ciò che sentivo dentro.oggi dopo la sequela di immagini che continuano a bombardarci da ogni video (tv e altri ) penso che di lui diranno di tutto ma dimenticheranno forse una cosa. questo è il papa che si è divertito. non prosaicamente nella soddisfazione di bisogni terreni ma nel completamento di quelli spirituali, nella vicinanza con la gente, nel trasmettere il messaggio evangelico ai giovani. ci sono degli uomini, nella vita, a cui vorresti stringere la mano. oggi, per me , ce n'è uno di meno.

Postato da: phyltro a 07:47 | link | commenti (1) |

sabato, 02 aprile 2005

 

scrivo versi ermetici 

scrivo versi ermetici

per liberare l'anima

dalle scorie del karma

 

quando lo spirito visita

abissi oscuri e agghiaccianti

compagni nel cammino del sole

 

limpide certezze

di incomprensioni

equivoche

 

con le mie

contraddizioni
tatuate sulla pelle.

12/10/2003

scrivo poko perkè non sempre la parola scritta mi esprime.
anzi mi limita. ma non ho un modo migliore per comunicare
che superi le distanze. di persona mi viene meglio, forse.

Postato da: phyltro a 12:11 | link | commenti (1) |
poesia

martedì, 29 marzo 2005

riconoscersi

 

 

segni sulla pelle

sentieri nei capelli

odori

sapori

risvegliati nella memoria

la magia dei tuoi occhi

le parole che seguono le mani

incastrarsi ancora

mai separati davvero

mai più gli stessi di prima

nel posto dove ci incontriamo
 
l'oscurità  non ha posto


già le cicatrici che a volte non ci sono più
sbiadite dal tempo.
un cambiamento come un altro. ma più marcato perchè segna la nostra pelle.
 a volte ci mancano quelle di persone a cui vogliamo bene.

Postato da: phyltro a 13:11 | link | commenti (2) |

sabato, 26 marzo 2005

tu sei diversa

da ogni altra.

quando ti guardo

vedo solo te.

non c'è posto tra noi

per fiori

tramonti

lune sull'acqua

o gli occhi di un'altra.

il profumo, il tocco, il sapore di te

hanno rotto ciò che fa paragoni.

il tuo calore mi ha scaldato

e ho udito un canto senza suono.

siamo diversi

qualunque cosa possano fare

soli, lune

fiori, acqua

o gli occhi di un'altra.

l'indovinello era amore

e ci ha risolti.

 

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l'altro giorno ero sul letto e leggevo un libro, lei lavorava al suo pc,dandomi le spalle.

poi , da me, è partita una domanda -ma tu mi vuoi sposare?-

ci ha messo un quarto d'ora a rispondermi.

però mi ha detto si.

mitica la mia strega.

Postato da: phyltro a 12:15 | link | commenti |